giovedì 2 febbraio 2006

Cibo per le orecchie

Niente cucina per una volta, ma buon cibo per le orecchie!
Mai sentito parlare di Family Concert? Provare per credere.
Una splendida domenica mattina all’Auditorium. Ne valeva la pena. Per vedere Lui, il mitico “Uto” e sentire il suo famoso violino, scoprire un concerto un po’ dimenticato di Dvorak, visitare il nostro Auditorium atteso per decenni e finalmente non più un sogno, ma una bella realtà. E’ già un piacere consultare il programma dei prossimi mesi, pieno di iniziative interessanti, di musica, danza e poesia di tutti i tipi e per tutte le età e tutti i gusti, è un piacere scoprire che finalmente tutto questo esiste anche a Roma.
Ma le sorprese non sono finite. Il concerto della Domenica mattina è destinato ad un pubblico di non esperti, famiglie e bambini soprattutto. Quindi prima del concerto si tiene una breve “lezione” riguardante quello che si sta per sentire tenuta da un esperto.
Uto Ughi vi ha partecipato fuori programma e, dimostrando un sincero piacere e una disinvolta disponibilità, ha risposto alle domande del pubblico, spiegato il suo punto di vista sul concerto che avremmo ascoltato, insomma si è fatto conoscere anche al di fuori del suo ruolo abituale di famoso, virtuoso e severo violinista.
Il concerto per Violino e Orchestra n. 53 di Dvorak è molto impegnativo per il violino solista, è Uto Ughi che ce lo ha fatto notare, ed in effetti la preponderanza dei fiati e dell’orchestra in alcuni momenti mette a dura prova anche il più esperto dei violinisti, per chi volesse un esempio di perfetto equilibrio fra violino solista e orchestra ci è stato consigliato (sempre da Lui) il concerto per violino e orchestra di Mendelssohn-Bartholdy n. 64, ... io l’ho cercato, trovato ed ascoltato ed in effetti è molto interessante studiare le differenze con quello di Dvorak.
Dvorak è il solito ruvido romantico.... struggente a volte, ma forte e deciso, un bel signore che se va a spasso per i boschi con dei begli stivaloni di cuoio ed il mantello di lana pesante, aria severa, ma incantata a guardare gli uccelli su un ramo. Non so se ho reso l’idea.
L’Orchestra di Santa Cecilia si è dimostrata come sempre una signora orchestra, ma certo era Domenica mattina, la sera prima si era fatto tardi (I family concert sono un piccoli riassunto del programma tenuto la sera precedente) e un po’ si sentiva la stanchezza che affiorava, la rilassatezza davanti ad un pubblico molto più informale del solito, con tanti bambini e solo pochi esperti mimetizzati fra la folla. Ma nel complesso niente male, anzi meglio!
Personalmente non amo le esecuzioni perfette (forse perché sono altrettanto incapace di realizzarle) preferisco, come è stato in questo caso, un’orchestra non in soggezione, un solista rilassato, divertito e amichevole con il suo pubblico ed un direttore non protagonista a tutti i costi, insomma qualcosa di diverso dal solito perfetto CD.
Dimenticavo il finale, il bis che ci ha regalato Uto Ughi è stata una vera chicca. Un bel capriccio di Paganini, per la precisione il n. 9 in mi maggiore, di quelli che, o sei Lui o è meglio lasciar perdere. Tutto virtuosismo e ritmi sostenuti, ma all’interno di una esecuzione serena anche se non impeccabile, quasi come la stesse eseguendo per un pubblico di amici.
E per noi ovviamente è stato un onore!