martedì 19 giugno 2012

La Pagnottella

Sono il pane, che esce dal forno
Mi impastano e infornano ogni giorno,
Se sono caldo caldo, mi chiamano fresco
E mi devi comprare la mattina presto.
Il signore che mi inforna si chiama fornaio,
ma prima faccio sempre un salto dal mugnaio
è lui che setaccia e prepara la farina
e la macina con cura se la volete fina.
Il panettiere mi mescola con acqua, lievito e sale
Mi impasta con forza, ma tranquilli, non fa male.
Anzi, vi dirò, dopo tutto questo movimento,
mi mette sotto un telo e quasi mi addormento.
Al caldo mi riposo, e divento grande grande
E le forme che mi danno sono davvero tante.
Posso essere un panino o una spighetta,
oppure un filone o anche una Rosetta,
se sono molto tonda mi chiamano Pagnotta
se sono bassa e larga ecco la ciabatta
bianca come la cera mi chiamano Ciriola,
sono una frisella se nasco a Cerignola,
baguette, raffinata francesina,
bassa e fina fina, mi chiamano Piadina.
Carissimi Piccoliatavola che aspettate a lavorare?
Lavatevi le mani e cominciate ad impastare!
Datemi una forma, nuova e originale
quadrata, tonda, o addirittura ovale
lasciatemi riposare per tutta la nottata
e domani sarò pronta per essere infornata.

Come far felice una coccinella.....

Cari bambini, questa non è una favola
non è una storia da portare a tavola
questa è una semplice idea che la coccinella Gabriella
ha avuto per far sorridere quella musona di sua sorella.
La coccinella musona si chiamava Beatrice
e non c’era nessun modo per farla felice.
Si lamentava sempre, capricciosa impertinente,
poltriva tutto il giorno, e non concludeva niente.
“Sei una coccinella -le dicevano tutti quanti-
Vola, cerca i fiori, ce ne sono così tanti!”
Ma Beatrice non voleva saperne, di tutti ‘sti consigli
E tutto il giorno, pigra, faceva solo sbadigli
“Voglio toccare il sole, voglio assaggiare la luna
Solo così volerò in giro e porterò fortuna!”
“E’ un capriccio bello e buono -dicevano tutti con orrore-
Sul sole ci si brucia, e la luna non ha un sapore”
Ma la fata Manipà e la coccinella Gabriella
Ebbero un’idea, come al solito assai bella!
Inventarono un sole e una luna divertenti
buoni, succosi da poter mordere coi denti
Li costruirono con l'aiuto di tanti bambini
che infilarono la frutta in cima a dei bastoncini.
Il sole era un ananas e la luna un bel melone
E con tutta la frutta attorno facevano un figurone.
Fragole, arance, kiwi, mele e banane
Vollero partecipare e furono molto brave!
Quanti soli, quante lune, tutte da mangiare
Beatrice smise di fare il muso e cominciò a volare
sorrise, camminò sul sole e si mangiò la luna
e da quel giorno diventò un gran portafortuna!
Da allora ogni anno è diventata ormai una tradizione
Si preparano spiedini con la frutta di ogni nazione
Beatrice li assaggia tutti e sceglie il più perfetto
Chi l’ha fatto avrà fortuna ed avrà anche un bel bacetto.
Il prato è il nostro mondo
il sole è giallo e tondo
la luna è uno spicchietto
che spunta sopra al tetto
Voliamo sopra al sole
mangiamolo in un boccone
dondoliamoci sulla luna
ci porterà fortuna.

Il panino dimenticato 2, ovvero la vera storia della Panzanella

Mi dicono che a scuola quando è ancora mattino
fate merenda, contenti, mangiando un panino
Ascoltate allora questa piccola favola
E se alla fine qualcosa avanzerà sulla tavola
Provate ad usare furbizia e fantasia
così che non ci sia niente da buttare via.
Di solito i panini non sanno raccontare,
Qualcuno sostiene che non possano parlare,
Ma io sono un panino davvero speciale
Più buono dei dolci che si fanno a Natale.
Sono diventato famoso, questa è proprio bella,
perché con me è nata la famosa panzanella.
E pensare che tutto è successo per caso,
quando un bimbo ha creduto che io avessi un naso.
“ti avverto mammina- disse dopo avermi guardatonon
porterò mai a scuola quel pane con il naso ammaccato!”
In effetti il fornaio, che era ormai molto stanco,
mi impastò un po’di fretta e mi fece un bozzo sul fianco.
Mi tirò fuori dal forno, bello caldo e dorato,
ma capii subito ch’era scontento del mio risultato.
La mia forma era strana e tutti mi scartavano
Per colpa di quel “naso”, non mi comperavano.
Dimenticato da solo in fondo ad una gran cesta
con i miei amici panini non potevo far festa.
Rimasi insieme alle briciole e ad un poco di avanzi
Perché non ero adatto ad allietare le tavole ed i pranzi.
Mi stavo seccando, col passar delle ore,
E questo col tempo induriva il mio cuore.
Ma prima che il buio scendesse giù fitto
Ed una notte assai scura mi trovasse sconfitto,
Manipà prontamente mi venne a salvare
Ed impedì che qualcuno mi andasse a buttare.
Per darmi sollievo mi inzuppò a più non posso,
in acqua, sale, olio, e insieme a un pomodoro rosso,
Ci mescolò tutti insieme e diventammo amici
Perché stare vicini ci rendeva felici.
Che festa ragazzi e dopo mezz’ora di ammollo
Per noi fu l’inizio di un nuovo giorno.
Ci eravamo trasformati in un piatto squisito
E chi voleva buttarmi, fu molto pentito.
Non state a guardare forme e apparenze
Lasciate a chi è strano qualche speranza,
ero un panino da dimenticare,
un brutto errore da cancellare,
ma sono bastate solo poche attenzioni
e mi han subito scelto fra i piatti più buoni!!!

La filastrocca del paese di Pinzimonio

Domani è festa
E vi preparo la minestra,
la minestra non vi piace?
Metto il pane sulla brace
La brace è un po’ lentina?
Ci metto il riso o la pastina,
la pastina è troppo cotta?
Ci metto il formaggio o la ricotta,
La ricotta è troppo dura?
Si va a letto addirittura?
No! Perché domani è festa
E allora si mangia la minestra
E se la minestra è senza olio
Si va tutti a Pinzimonio
Si tocca un campanello
Si affaccia un bambinello,
Con olio, sale e aceto,
Bambini, non è più un segreto!
Carote, piselli e zucchine,
saranno davvero sopraffine,
Però domani è festa
E si mangia la minestra!

Il viaggiodi Tonino nel paese dei Piccoliatavola

Tonino è un bambino che vive in una città lontano lontano e ha tanta tanta voglia di avventura.
Un mattino d'estate, decide così di partire senza una meta precisa. Vuole scoprire il mondo.
Prima di partire prepara i vestiti, lo spazzolino da denti, il sapone, va a fare la spesa al supermercato e riempie il suo zaino di tante cose da mangiare: crackers, scatolette di fagioli, di tonno, un salame,
pane, olive nel vasetto, sottilette di formaggio, buste di insalata e bottigliette d’acqua.
Comincia a camminare, attraversa la città, ogni tanto si ferma per riposarsi e mangia qualcosa.
E poi cammina, cammina, finchè non si trova in aperta campagna.
Colline verdi, ruscelli, alberi, campi, tutto è meraviglioso, profumato, colorato.
Quando si ferma per riposarsi si sdraia sotto un albero, al fresco, e spesso si addormenta al canto degli uccellini.
Passano i giorni e cammina , cammina, si diverte a guardare tante cose nuove.
Solo che ad un certo punto le cose da mangiare finiscono e in quel paese così bello Tonino non trova neanche un supermercato.
“Me tapino, come farò? Ho tanta fame e qui non c’è neanche un negozio dove comprare qualcosa da mangiare. Ma come faranno da queste parti?”
Passano i giorni e Tonino continua a camminare sperando di trovare finalmente un supermarket o un negozio che venda
cosa da mangiare, ma niente. SI guarda attorno, cerca fra i cespugli, per la disperazione, cerca sopra gli alberi, ma niente, non trova niente da mangiare. Tonino dopo tanti giorni senza mangiare è diventato piccolo, piccolo , proprio come un
chicco di riso.
Piagnucola, piagnucola, ecco che Manipà sente i suoi lamenti e si avvicina a Tonino, inizialmente stenta a vederlo perché era nascosto in mezzo all’erba, ma poi lo riesce a trovare:
“ Ciao! Sono Manipà! Tu chi sei? Piccolo bambino come ti chiami? perché piangi e ti lamenti?”
“Mi chiamo Tonino, ho tanta fame, e non trovo nulla da mangiare, ho fame, ho fame, ho fameeeeee!” Gridò con tanta forza il piccolo Tonino disperato.
“Tonino, non capisco, tu sei nel paese dei Piccoliatavola e qui da mangiare ce ne è in abbondanza.”
“Ah sì? E dove? – disse Tonino guardandosi attorno – non vedo neanche un negozio, nessun sacchetto di pane, neanche un vasetto di marmellata, né uova nelle scatole, né latte nelle bottiglie!”
“ Ah, rispose ridendo Manipà, ho capito! Dai Piccoliatavola non ci sono negozi, ma solo fattorie, campi coltivati e alberi da frutta.
Se sali sugli alberi non cercare scatole, mangia le ciliegie, le albicocche, le mele, le pesche e tutta la frutta che più ti piace. Le marmellate e i succhi puoi farteli da te.
Se vai alla fattoria chiedi alle galline se ti danno un po’ di uova ed alle signore mucche se ti fanno bere un po’ di latte, se avrai un po’ di pazienza puoi usarlo addirittura per fare del formaggio.
Oppure vai nell’orto che sta dietro le case e cerca i pomodori, le zucchine, le patate, c’è l’imbarazzo della scelta di forme, colori e sapori.
Nei campi dorati vedi? c’è il grano! e ci potrai preparare il pane, la pasta, la pizza ed i dolci.
Se imparerai a fare queste cose da solo, allora sì potrai dire che conosci il mondo, potrai viaggiare libero ovunque tu voglia, senza rischiare di avere la pancia vuota. E quando sarai di nuovo a casa potrai preparare tante cose buone per te e tutti tuoi amici.”
Tonino si guardò intorno e vide tutte le cose che Manipà gli aveva indicato. E dire che fino a quel momento non si era accorto di nulla.
Diventò amico del contadino, delle mucche, delle galline, e di tutti i piccoliatavola, perché tutti hanno un orto, un campo e una piccola fattoria .
Crebbe piano piano fino a diventare un bambino grande, imparò a usare gli ingredienti, a cucinare, e gli fu dato il diploma speciale di Piccoliatavola dalla fata Manipà!

Manipà, fatina della tavola

Mi presento sono Manipà
Buongiorno a tutti, Manipà è il mio nome,
E come tutte le fate non possiedo un cognome.
Sono la fata di un regno incantato,
Che da tanti bambini è stato inventato.
C’era una volta e c’è ancora adesso
Questo piccolo mondo in cui capito spesso.
Si chiama Piccoliatavola, un po’ difficile a dirsi,
Ma è il luogo ideale per divertirsi.
In questo posto speciale è sempre bel tempo,
Che ci sia il sole, la pioggia oppure un gran vento.
In qualsiasi stagione che sia autunno o estate
Che in tavola arrivino lasagne o frittate,
I piccoliatavola, si diverton da matti
A preparare bontà da servire nei piatti.
Tutti sanno per certo che, intorno alla tavola
Non c’è nulla di meglio di una super favola
Storie inventate o storie vere
Se ne raccontano tutte le sere
E siccome, lo vedo, vi va di ascoltare,
Ma non posso far rima con favolare
La faccio finita con questa poesia
E comincio a parlare di testa mia.